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La farmacologia di genere non è una moda, ma una realtà scientifica che finalmente ha compreso e verificato quanto possano essere diverse, tra uomo e donna, le risposte all’assunzione di farmaci.

Nell’ambito de “La città delle donne 2024” a cura del Comune di Verona Federfarma Verona ha organizzato in questi giorni la seduta di formazione professionale rivolta a tutti i farmacisti “La farmacologia delle differenze – evidenze di efficacia e sicurezza genere-specifica” del prof. Andrea Cignarella, docente di Farmacologia del Dipartimento di Medicina all’Università di Padova.

In realtà la farmacologia di genere analizza entrambi i sessi, ma poiché fino a poco tempo fa la tendenza era quella di inserire nella sperimentazione clinica prevalentemente, o anche esclusivamente, soggetti maschili, l’espressione “di genere” implica una maggiore attenzione alle differenze tra uomo e donna nell’efficacia e nella sicurezza dei farmaci.

«Oggi le cose stanno cambiando e anche l’esperienza della pandemia da SARS-CoV-2 ha rimarcato quanto possano variare le risposte ai diversi trattamenti farmacologici in base al sesso del paziente – spiega il prof. Andrea Cignarella -. La farmacologia di genere include anche le differenze derivanti dalla complessità della vita riproduttiva della donna come la gravidanza, l’allattamento, il ciclo mestruale, l’assunzione di anticoncezionali e terapia ormonale a partire dal climaterio.

Un capitolo importante riguarda la posologia, spesso definita in base ai risultati di studi condotti in prevalenza su soggetti di sesso maschile del peso medio di 70 chili. Negli USA è stata presa la decisione storica di inserire una posologia sesso-specifica nel foglietto illustrativo di un medicinale usato nel trattamento a breve termine dell’insonnia. Infatti, dato che questo medicinale è eliminato più lentamente dalle donne, è appropriato somministrare loro dosi inferiori rispetto agli uomini, anche per prevenire possibili effetti collaterali.

L’obiettivo comune è identificare percorsi di cura personalizzati e specifici per donne e uomini per raggiungere l’equità di cura in un’ottica di genere. Fondamentale in questo ambito la farmacia territoriale che consente non solo di incrementare la farmacovigilanza, molto attiva a Verona con competenze di eccellenza, ma anche di accogliere riscontri dal mondo reale grazie alla vicinanza e al rapporto di fiducia che si instaura con il farmacista».

«La farmacia come primo front office sanitario per la popolazione deve essere sempre aggiornata per rispondere alle domande di tutta l’utenza – sottolinea Elena Vecchioni, presidente Federfarma Verona – tra cui spiccano le donne sempre più attente al benessere proprio e di tutto il nucleo familiare. La formazione è quindi oltreché obbligatoria per legge, uno stimolo ad approfondire e divulgare tematiche delicate e necessarie per la salute pubblica come quella della farmacologia di genere».

«L’aspirina è stata sperimentata esclusivamente su soggetti maschili – precisa Nadia Segala, consigliere Federfarma Verona -. Basta questo dato per comprendere quanto sia importante imboccare un’altra strada che possa raggiungere la parità di genere anche nell’ambito farmacologico per il bene della donna. Per quanto riguarda la farmacovigilanza siamo sempre attenti nel segnalare al Ministero della Salute le reazioni avverse ai farmaci riportate dai pazienti. Recente il caso di una signora veronese che mi ha segnalato la diminuzione delle proprie pulsazioni cardiache relazionandole ad uno specifico farmaco presente nella sua terapia. Spetta poi ai ricercatori valutare le indicazioni dei pazienti e stabilire se si tratti, ad esempio, di alterazioni dovute alla diversità di genere. La cosa certa è che non si può più fingere che il problema non esista».

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